WORKER BUYOUT: PERCHE’ LA SUCCESSIONE E’ UNA DELLE SFIDE PIU’ COMPLESSE PER LE PMI ITALIANE

L’Italia ha costruito una parte importante del proprio patrimonio produttivo su imprese familiari, spesso nate dall’iniziativa di un imprenditore e cresciute grazie a competenze, relazioni e know-how sviluppati nel corso di decenni. Ma cosa succede quando chi ha creato e guidato l’azienda decide di ritirarsi e non esiste un successore pronto a subentrare?

Il tema è tutt’altro che marginale. La XVII edizione dell’Osservatorio AUB (principale iniziativa di ricerca in Italia dedicata allo studio delle imprese familiari con un fatturato superiore a 20 milioni di euro), presentato a febbraio 2026 e  promosso da AIDAF, UniCredit e Università Bocconi, amplia l’analisi dei passaggi generazionali e introduce stime prospettiche sulle imprese che dovranno affrontare la transizione nei prossimi anni. Secondo le elaborazioni riportate, oltre un’impresa familiare italiana su tre potrebbe essere interessata da un processo di successione nel prossimo decennio. Si tratta di una problematica che riguarda anche le piccole imprese e che richiede attenzione e pianificazione, soprattutto considerando il ruolo delle imprese familiari nel sistema produttivo nazionale.

 

PERCHE’ LA SUCCESSIONE E’ COSI’ COMPLESSA?

La difficoltà non dipende soltanto dalla presenza o meno di un erede. I figli possono non essere interessati a proseguire l’attività, oppure non possedere le competenze e la volontà necessarie per assumere la responsabilità dell’impresa. In altri casi, il titolare rimanda il passaggio per anni, fino a quando l’età o un evento imprevisto rendono necessario trovare rapidamente una soluzione.

L’Osservatorio AUB approfondisce proprio i criteri che guidano la scelta del successore all’interno della famiglia, i percorsi formativi e professionali della NextGen e il ruolo del mentoring tra generazioni. L’indagine evidenzia come la successione non sia un semplice trasferimento di proprietà, ma un processo che coinvolge competenze, governance e capacità di rinnovamento.

Un ulteriore elemento di complessità riguarda la struttura di molte PMI: il valore dell’impresa può essere fortemente legato alla figura del titolare, alle sue relazioni commerciali e alle conoscenze maturate nel tempo. Quando queste risorse non vengono trasferite adeguatamente, la continuità aziendale può diventare difficile, anche in presenza di un’attività con prospettive di mercato.

Il problema della successione assume quindi una dimensione che va oltre la famiglia. Un’impresa che interrompe la propria attività per mancanza di un successore rischia di perdere clienti, competenze tecniche e conoscenze produttive costruite in decenni di lavoro.

La pianificazione dovrebbe iniziare prima che il passaggio diventi urgente, valutando le alternative disponibili, la struttura organizzativa, il valore dell’azienda e le risorse necessarie per sostenere la transizione. Un passaggio generazionale efficace richiede infatti anche la preparazione di chi subentra e la progressiva autonomia nella gestione.

 

WORKER BUYOUT: UN’ALTERNATIVA DA VALUTARE

In questo scenario si inserisce il worker buyout (WBO), ovvero l’acquisizione dell’impresa da parte dei suoi dipendenti, generalmente attraverso la costituzione di una cooperativa.

Quando manca un successore familiare e la vendita a soggetti esterni non risulta praticabile, il WBO può offrire una possibilità di continuità. I lavoratori conoscono già processi produttivi, clienti e dinamiche aziendali: un patrimonio di conoscenze che può diventare una base per il nuovo progetto imprenditoriale.

La Legge Marcora del 1985 e gli strumenti di CFI – Cooperazione Finanza Impresa offrono un quadro di sostegno per queste operazioni. La conoscenza dell’azienda, tuttavia, non è sufficiente da sola: servono un piano industriale credibile, competenze gestionali e una struttura finanziaria sostenibile.

Il worker buyout non è una soluzione applicabile a ogni impresa, ma un’opportunità che merita di essere valutata all’interno di una strategia più ampia di continuità aziendale.

Perché il futuro delle imprese italiane non dipende soltanto dalla capacità di creare valore, ma anche dalla possibilità di trasferirlo, preservarlo e svilupparlo quando una generazione lascia il posto alla successiva.

 
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