IL FONDO CENTRALE DI GARANZIA E’ IL VERO STRUMENTO PER IL SOSTEGNO AL CREDITO DELLE PMI. OCCORRE EVITARE DUPLICAZIONI E SPRECHI A LIVELLO REGIONALE

La Legge di Bilancio 2026 conferma l’operatività del Fondo di Garanzia per le PMI alle stesse condizioni previste per il 2025, rafforzandone ulteriormente il ruolo come strumento prioritario di sostegno al credito bancario.

La proroga per tutto il 2026 e il limite massimo di impegno fissato a 140 miliardi di euro, che includono sia le garanzie già concesse sia le nuove operazioni, rendono evidente come il Fondo resti un pilastro fondamentale nelle politiche pubbliche di accesso al credito per le imprese.

In un contesto in cui il credito bancario rimane una leva essenziale per finanziare investimenti, liquidità e crescita, il Fondo MCC continua a rappresentare uno strumento strutturale, capace di incidere in modo concreto sui volumi di finanziamento e sulla capacità delle imprese di dialogare con il sistema bancario.

 

Politiche del credito: una frammentazione ancora irrisolta

Accanto al rafforzamento del Fondo di Garanzia, emerge però una criticità che da anni caratterizza il sistema: la coesistenza di misure statali e regionali che operano spesso in modo parallelo e concorrente. Questa frammentazione delle politiche del credito non restituisce un’immagine di efficienza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, ma al contrario evidenzia sovrapposizioni operative e dispersione di strumenti.

Alcune Regioni hanno scelto una strada più razionale, finanziando le sezioni speciali del Fondo MCC e concentrando così le risorse in un unico strumento nazionale. Questa impostazione consente di aumentare l’efficacia delle politiche di sostegno, riducendo costi gestionali e complessità procedurali. Altre Regioni, invece, hanno promosso misure analoghe ma a gestione regionale, spesso affidate a raggruppamenti di Confidi, con un conseguente incremento dei costi di gestione e un impatto complessivo più limitato.

 

Risorse impiegate, risultati marginali

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l’utilizzo delle risorse regionali per l’abbattimento del costo del credito o per forme di credito diretto. Pur partendo da finalità condivisibili, queste misure rappresentano, nei fatti, una goccia nell’oceano degli impieghi bancari complessivi. L’effetto sul problema strutturale dell’accesso al credito risulta estremamente residuale, mentre spesso manca una reale trasparenza nei confronti dell’impresa beneficiaria finale.

Se si osservano nell’ottica di un utilizzo razionale ed efficiente delle risorse pubbliche, queste politiche risultano difficilmente comprensibili. Diventano invece più leggibili solo se si ipotizzano obiettivi diversi da quelli dichiarati di sostegno concreto al tessuto imprenditoriale.

 

Verso un sistema più efficiente e selettivo

La direzione auspicabile è un progressivo accorpamento delle politiche regionali di sostegno al credito all’interno delle sezioni speciali del Fondo di Garanzia MCC. Questa scelta permetterebbe di evitare sprechi, aumentare l’efficienza complessiva del sistema e ampliare l’operatività di uno strumento che, per sua natura, è in grado di incidere realmente sull’accesso al credito.

Allo stesso tempo, un’evoluzione verso criteri sempre più selettivi renderebbe il Fondo non solo un moltiplicatore di risorse, ma anche un incentivo alla solidità finanziaria e alla qualità dei progetti imprenditoriali, rafforzando il legame tra credito, pianificazione e controllo di gestione.

Fare cultura finanziaria significa anche aiutare le imprese a comprendere come funzionano questi strumenti e come integrarli in una strategia consapevole di crescita e sostenibilità.

 

Vuoi avere maggiori informazioni?

 

Archivi

Hai bisogno di una consulenza per la tua azienda?

Contattaci per fissare un appuntamento