Negli ultimi anni il rapporto tra imprese e banche è cambiato profondamente, e uno dei motori principali di questa trasformazione è la PSD2, la direttiva europea che ha reso possibile l’accesso, autorizzato e sicuro, ai dati dei conti bancari attraverso piattaforme digitali. Possiamo dire che ha aperto la strada a un sistema finanziario più trasparente, connesso e basato sui dati in tempo reale.
Grazie alla PSD2 nasce l’Open Banking: un modello in cui banche e fintech, con il consenso dell’azienda, possono consultare in modo aggregato i movimenti e le informazioni dei vari conti aziendali.
Per chi guida un’impresa, questo significa che la valutazione non si basa solo sui bilanci o report statici per mostrare la propria situazione finanziaria: oggi esiste la possibilità di presentare un quadro aggiornato ogni giorno, capace di riflettere realmente la salute dell’azienda.
Questo cambia anche l’approccio degli istituti di credito. L’accesso ai dati permette loro di adottare analisi più predittive e dinamiche, offrendo valutazioni del rischio più accurate e, di conseguenza, condizioni di credito più adeguate e tempestive.
Di fronte a questo scenario, la condivisione e l’aggregazione dei dati diventano sempre più rilevanti.
Ma c’è un punto cruciale: per sfruttare i vantaggi dell’Open Banking, le imprese devono fare un passo avanti dal punto di vista culturale e rendersi disponibili alla condivisione delle informazioni.
È necessario disporre di dati interni aggiornati, dalla tesoreria al controllo di gestione, così che le informazioni condivise con il sistema bancario siano davvero utili e coerenti.